Ho avuto e continuo ad avere l'impressione che Rosario Amato usi il pennino o il pennello come un'arma. Non un'arma che uccide, ma un'arma che graffia, incide, scortica, lacera, segna. E non vuol dire che Rosario Amato sfoga con pennini e pennelli impeti di rabbia e vampate di risentimento; direi piuttosto che questo suo modo di aggredire la carta bianca è un atto di amore, di smisurato amore che egli ha per tutto ciò che ai suoi occhi può diventare materia pittorica, cioè la vita.

In un suo autoritratto Siqueiros mostra la sua mano destra incrostata di colori, e c'è tanta forza in quella mano che a guardarla sembra un'arma. Nelle mani di Rosario Amato qualche volta ho visto croste di colore e nei suoi quadri minuscoli brani della sua pelle.


Matteo Collura, Palermo, Gennaio 1978