“Un dipinto è una immagine soltanto per la coscienza costitutiva di immagini” (Husserl).

L'inconsistenza di un significato in sé dell'arte e la costituzione in sintesi di immagine e significato si ritrova in modo emblematico nella produzione di Rosario Amato.

Egli dipinge le cose nel modo in cui vengono da Lui pensate e non come sono in una presunta realtà obiettiva.

La raffigurazione definisce i contorni non dell'oggetto in sé ma della forma pensata cioè un sistema complesso di determinazioni che unifica una moltitudine di caratteristiche negli aspetti di un oggetto. La forma pensata di un oggetto è largamente indipendente dal modo come esso è percepito. La trasposizione di una realtà percepita in relazione al proprio sistema di esperienze fonda le diverse variazioni immaginative in una forza trasgressiva di infrazione propria del corpo. La figura visibile si distacca da un fondo sensibile, l'unità organica di corpo e natura si infrange nel bisogno di intenzionare e si ricompone nell'unità di una immagine possibile di significato. È un esempio della poetica surrealista di Breton quando proclamava la “rivoluzione totale dell'oggetto“. Nell'arte di Amato funzionano, quindi, contemporaneamente l'autoanalisi seria e una pratica (più o meno volontaria, più o meno allegra) della confusione.

Il vetro della finestra viene a confondere i rapporti tra arte e quotidiano, tra l'interno e la strada, tra l'arte istituita e le sue perturbazioni spesso felici, tra il volontario e l'aleatorio, tra ciò che è dato come ordine e ciò che a quell'ordine sfugge.

A ciò egli giunge attraverso un movimento progettuale che disegna e sceglie su uno sfondo di diversi campi di possibilità compresenti e alla fine si muove in una direzione intenzionale dominante che, proprio perchè fattasi dominante tra tante altre esistenzialmente possibili, determina un passaggio in subordine di altre forme di intenzionalizzazioni dell'esperienza.

È questa l'eredità che Rosario ha lasciato in S. Gregorio Matese1 dove, per la presenza di altri operatori figurativi, l'arte sembra contestare la propria istituzione e tende a spezzare le frontiere dietro le quali si era riparata per essere terreno privato degli artisti.

Scendere in piazza? Si, ma anche per essere frequentata da coloro che sono nella strada.


Giuseppe Zoschg – Docente di Storia ell'Arte - Settembre 1981


1 Murales andato perduto a causa di lavori di ristrutturazione.